Unione Europea - European Union

Storie ed emozioni

Tomasz Kizny e Dominique Roynette sono gli autori della mostra. Per conoscere la loro storia, clicca qui.

I visitatori della mostra, e in particolar modo gli studenti delle scuole superiori, hanno lasciato agli organizzatori dei testi pubblicati qui di seguito.

Cliccando qui è possibile leggere il Tema di Ester Serafini (ITC Macerata), diplomata a.a. 2013/2014.

Cliccando qui invece si apre il riepilogo delle risposte alla domanda aperta del questionario di valutazione.

IL GULAG
(Michele Giachetta, 4ªE, ITC Gentili, Macerata)

Il ghiaccio è disteso all’orizzonte,
il freddo è signore di quelle terre;
anche i sentimenti e i pensieri gelano.
E la speranza sembra solo illusione.

Il Gulag.

E’ il gelido figlio
di una falsa verita’
che stritola il libero dissenso;
è il rigore implacabile
di chi afferma la giustizia negando l’umanità.

Il Gulag.

 

daweb

 

 

 

 

 

“EDUCAZIONE RUSSA”
(Sofia Salvatelli, 5ªC, ITC GENTILI, Macerata)

Freddo, la mano trema nel canale.
Fame e pena, pane
O anima
ma il mio quasi Io
accalappiato
spacciato
disgregato, grigio
come il cielo.

Messia che urla aiuto
Io ormai quasi muto,
muto nelle miniere
con me le mie catene
lo sprofondo imminente
niente,
niente e fatica.

Carneficina celebrale,uomo
GULAG.

 

GULAG
(Esther Serafini, 5ªC, ITC GENTILI, Macerata)

Gulag. Questa parola può significare tante cose: lavoro, fatica, paura, fame, morte.

I campi di lavoro forzato erano il perno della politica e dell’economia dell’URSS; l’uomo diventò una pedina del sistema e come tale perse la sua umanità.

All’interno nei gulag i prigionieri, durante la loro detenzione, persero la realistica percezione di loro stessi; l’IO fu messo in discussione e l’uomo non si sentiva altro che un ingranaggio di una grande “macchina” il cui scopo era quello di servirsi della manodopera per ottenere vantaggi. L’uomo era un mezzo, un semplice strumento, un oggetto!

Non in molti sono a conoscenza di questo sistema messo in atto dall’URSS nel Novecento eppure è paragonabile o addirittura è possibile definirlo peggiore del sistema dei campi di concentramento nazisti.

L’incontro che abbiamo avuto con la professoressa Mattucci ci ha aperto gli occhi su questa questione. “Con quale facilità l’uomo può dimenticare di essere un uomo”, V.T. Salamov.

Ci siamo soffermati molto su questo concetto. La psicologia umana nei gulag cambia, viene ad accentuarsi l’istinto di sopravvivenza e l’abbandono della propria umanità.

Importante è ricordare e non dimenticare; la società moderna non deve nascondere i propri fantasmi del passato ma mantenere vivo il ricordo dei fatti precedentemente avvenuti per mano dell’uomo. Questo è l’unico modo per sensibilizzare le generazioni future e imparare e crescere dagli errori.

 

filospinato

 

 

 

 

Dormo sulla pietra
(Ermini Sofia, Barbatelli Sara, 5ªE ITC GENTILI, Macerata)

Dormo sulla pietra
a volte immagino sia seta
solo per non pensare
ad una gelida estate
fatta di marmo e fumo

Poi guardo verso un orizzonte
scopro che non c’è più
vedo solo colori grigi e tetri

La mia mente vaga
cerca di viaggiare lontano da qui
da queste mura disoneste di filo spinato
da questi colli di cadaveri ormai spenti
da questa vita senza senso
lontano dalla fame di vendetta e di morte

Il mio cervello a tratti sembra assente
quasi come volesse fuggire via
e sogno quella Pietrogrado
la città dalle mille speranze
dove ti senti libero di vivere
ma poi scopri l’altra faccia della medaglia
ed improvvisamente ti ritrovi al gelo
il sogno russo scompare
come un uragano che trascina via tutto
anche le cose più belle

Mi guardo intorno e cerco nei visi un tratto
sperando invano di trovare la speranza negli occhi
anche se forse di speranza non si tratta più
siamo solo anime contraddistinte dallo sguardo
come se Dmitrij non fosse il mio nome
ma solo un vago ricordo di tempi immemori, fin troppo lontani
che lasciano spazio al vuoto oltre il tempo

Ecco è mezzogiorno
il tempo scorre in fretta
io mi trovo qui
tra mille perché
tra mille come
ma nonostante tutto
Io ancora ci sono
Nell’inferno terreno

IO SOPRAVVIVO

 

Gulag: perché dimenticare?
(Elena Bianchini, Gioia Castellani, 4ªB ITC GENTILI, Macerata)

Ci sono luoghi oscuri che gelano il cuore,
posti dove la pazzia distrugge l’amore.
Dove vivere perde d’importanza
e la morte non lascia più speranza.

Orrore che la ragione non può sopportare:
c’è la pazzia a comandare.

Li chiamano Gulag: prigioni di vita!

Campi per rieducare
Da dove nessuno poteva scappare.
A dominare era la crudeltà:
una volta entrato,
eri condannato
e perdevi la tua libertà.

Un passato dove non bastava essere forti,
un presente dove spesso si chiudono gli occhi.

Il tempo passa,
ma la memoria resta.

E’ inutile fingere,
il cuore è in tempesta!

Quanta rabbia e quante grida abbandonate,
quante anime lasciate intrappolate!

Non era lavoro,
non c’era dignità,
ma veniva presentata tutt’altra realtà.

Troppa gente è andata incontro
Ad un viaggio senza ritorno.

Ma ora siamo qui, cuori fragili e vivi
Non siamo più forti
Né più importanti
Siamo umani come loro:
però mai insignificanti!

Le lacrime premono,
non saranno mai abbastanza
perché il mondo continua
bruciando ogni distanza.